sabato 14 luglio 2007

Non c'è bisogno di un titolo.


Qualche giorno fa ho comprato un libro di Truman Capote, in realtà è una raccolta di racconti.
Ne leggo uno ogni tanto, come quando mangi qualcosa che ti è proibito, ne prendi un pezzetto alla volta.

Si intitola "La forma delle cose", e la cosa che mi ha convinto a comprarlo non è stato solo la particolarità del titolo, che potrebbe sembrare banale ma racchiude tutto quello che si cerca di raggiungere nella vita: capire, saper interpretare il mondo, la forme delle cose. O comunque è la descrizione di questo qualcosa, la forme delle cose, che non so se si riferisce solo al loro offrirsi esternamente...O almeno io l'ho inteso così.

Dicevo insomma, che a convincermi è stato anche un altro fattore: i suoi occhi. Un misto di rabbia e rancore incastrati in due tristi occhi da adolescente, perchè è così che mi guarda dalla copertina. E' un giovane Truman, seduto scomodo credo, imbronciato e spettinato, non è solo la sua t-shirt ad essere sgualcita, lo è anche il modo di percepire se stesso, un misto di super-io e bisogno degli altri per crederci veramente. E' sfacciato, ma gli occhi sono quelli di un uomo nel corpo di un bambino che fa ancora i capricci. Insomma, un'adorabile faccia da schiaffi (ora qui i fan di Capote mi denunciano......"hai ridotto un genio a un idiota che prenderesti a schiaffi!!!"....sì ma tanto come si fa a non perdonarlo...)

Poi vabbè, leggendo le righe scritte da lui, ho scoperto un altro autore che non conoscevo, o meglio, che conoscevo di fama. Uno di quegli autori che ci vantiamo di menzionare in una conversazione con l'ovvia reazione dei presenti..."OOhhh....certo certo....Capote....Il Grande Capote, cioè è un genio..." poi magari nessuno lo ha letto. Questo succede perchè purtroppo, credo si sia perso il gusto della scoperta personale di un autore o di un buon libro, perchè è talmente carico di fama e importanza che non ci prendiamo nemmeno la briga di leggerlo.



---Una cosa strana poi mi è venuta alla mente: la sua vita, da eccentrico outkast che diventa una star, insopportabilmente strafottente ma di talento indubbio...non vi ricorda Oscar Wilde?---


Posto una biografia trovata in internet, che, come tutte le biografie veloci e striminzite che si trovano in giro, non rende certo giustizia.



Truman Capote (New Orleans, 30 settembre 1924 - Bel Air, 25 agosto 1984) fu uno scrittore statunitense.
Allontanato dai genitori all'età di sei anni, crebbe a Monroeville, in Alabama con i nonni. Alla sua scarsa dedizione allo studio si contrapponeva una forte passione giornalistica. Ben presto cominciò a scrivere sulla celebre rivista New Yorker.
Un carattere difficile ed irriverente, aggravato, agli occhi della società, da una mai nascosta omosessualità, lo condussero lungo tutta la vita sempre ai limiti dell'eccesso. Viaggiò moltissimo, assetato di conoscenza e desiderio di documentarsi procurandosi sempre incontri interessanti ed estrapolando storie a parole tramite un registratore sempre a presso con lui.
Il lavoro di giornalista e di scrittore comincia con difficoltà e scontri: viene licenziato dal New Yorker per avere involontariamente offeso il poeta Robert Frost.
Pubblica alcuni racconti su "Harper's Bazaar" e comincia a scrivere per il Southern Gothic Novelist che contribuisce notevolmente a mitizzarlo alimentando la sua fama di personaggio contemporaneamente piacevole e arrogante. Comincia ad essere sempre più apprezzato negli ambienti letterari.
A imporlo come scrittore è il primo romanzo, "Altre voci, altre stanze" (1948), storia gotica sull'ambiguità descritta da Capote come "tentativo di esorcizzare i demoni".
Fin dall'inizio della sua carriera, frequenta scrittori ed artisti, personaggi dell'alta società e celebrità internazionali, attirando l'attenzione della stampa con il suo bizzarro stile di vita.
La fama è dietro l'angolo, e lo raggiunge con Colazione da Tiffany.
Nel 1954 scrive assieme al musicista Arold Harlen il libretto e i testi delle canzoni per il musical House of Flowers.
L'assassinio di un'intera famiglia in Kansas lo colpisce tanto da spingerlo a fare lunghe ricerche che confluiranno nel più acclamato dei suoi libri, A sangue freddo (1966), la cui uscita a puntate sul "New Yorker" è circondata da polemiche, che incidono parecchio sulla vita dell'autore.
Il ballo in maschera al Plaza Hotel con cui Capote decide di festeggiare l'ultima puntata, commentato in prima pagina da tutti i giornali, diventa subito un evento - icona e per diverso tempo lo scrittore è una presenza fissa sui rotocalchi e in televisione.
Per anni lavora ad un nuovo romanzo, "Preghiere esaudite", che resterà incompiuto: nell'intento dell'autore esso avrebbe dovuto condensare tutto ciò che Capote aveva osservato vivendo a contatto col jet set.
Nel 1971 il poeta Kenwald Elmslie e il musicista Claibe Richardson trasformano il romanzo autobiografico The Grass Harp in un musical, che però riscuote poco successo.
L'ultimo periodo della sua vita è segnato da discutibili serate mondane, sempre più chiacchierate, condite da droga ed alcool in grandi quantità.
Alla travagliata e controversa stesura di A sangue freddo è dedicato il film Truman Capote: A sangue freddo (2005) di Bennett Miller, nel quale lo scrittore è impersonato da Philip Seymour Hoffman, che per la sua interpretazione ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Golden Globe e il Premio Oscar come miglior attore protagonista.
Nel 2006 è stato presentato un altro film su Truman Capote: Infamous - Una pessima reputazione di Douglas McGrath.

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