martedì 31 luglio 2007

Stasi

Giornata umida e appannata dal caldo dell'ultimo giorno di luglio.
Lo studio è afoso e le zanzare latitano da ieri qui: intervento di mamma con lo spruzzino velenoso.
Il cielo è coperto da nuvole bianche, ma di un bianco non limpido e puro come la luce del primo mattino; un bianco che assomiglia al bianco dei miei vestiti quando ancora non sapevo fare i lavaggi separati in lavatrice: bianco grigiastro e lugubre.
C'è silenzio e sento le pale del ventilatore correre veloci nelle stanze di là.
Qui però non si muove nulla.
I fogli sparsi qui sopra in disordine si appiccicano alle mie braccia mentre scrivo, e tutto si impregna del profumo chimico della crema doposole.
Inconfondibile.
Farò ordine in camera, già fatto un po' stamattina, mentre riscoprivo cose inutili che avevo conservato e sorrido pensando al mio stato mentale di quando anni e anni fa scrivevo o facevo certe cose.
Biglietti di auguri per compleanni vecchi, vecchissimi; segnalibri senza libri per cui essere tali; carte da gioco fermate con elastici rosa che usavo alle elementari per tenerle nel grembiule blu, fermaglietti; improbabili animaletti di plastica che usavo come portachiavi; assurde cose scritte in quelli che consideravo i miei tesori pù preziosi: i diari segreti.
Vedo che ne ho iniziati tantissimi, ma anche che non ne ho finito nemmeno uno.
Forse ero stanca di dover tener conto di tutto quello che facevo a dei quadernetti colorati.
Poi nel momento in cui mi sentivo di nuovo ispirata dovevo iniziarne uno nuovo, impossibile terminare quello precedente: non avrebbe rispecchiato il senso di rinnovamento che provavo.
Scrivevo di cose ridicole, quello che facevo, quello che vedevo, ma soprattutto quello che avrei voluto, ciò che desideravo. Qualcosa si è avverato, come l'incantesimo di una bambina che gioca a fare la strega che non si aspettava di avere veramente qualche potere.
Altro ancora deve essere fatto, deciso, appreso, completato.
Un sacchetto di plastica pieno di cose che ora mi sembrano piene solo di idiozia, quindi vuote, cose che allora erano intense e piene del loro significato simbolico ed evocativo...E' all'ingresso, pronto per essere buttato.

Cose che vanno buttate per far posto a quelle nuove che però serviranno sul serio, questa volta.
Buttare la carta straccia dà un senso di rinnovamento e metamorfosi, talmente forte che ha ragione mia madre quando mi dice che fare piazza pulita è terapeutico perchè liberatorio, come liberarsi di cose vecchie che ci ricordano un brutto momento: questo ci aiuta a circondarci di cose che evocano solo il bello, evitandoci inutili feticci spettrali.

In questo momento in cui ho buttato via molto, anche se dovrò fare di più, si prova la sensazione di uno che è in cima alla montagna che ha appoena scalato: un senso di sollievo, di soddisfazione.
Ora, ferma, aspetto il momento giusto per ricominciare da capo. La stasi, come una casa vuota in attesa degli ospiti della festa.
Beh, in effetti ne avrò di tempo...magari il fatto di non poter andare in vacanza fornirà l'occasione per un altro tipo di relax.
In fondo, serve pure quello.


Hasta luego.

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